martedì 20 novembre 2012

SEVERINA di Rodrigo Rey Rosa

Un giovane libraio, aspirante scrittore, sorprende una ragazza di singolare bellezza a rubare libri raffinati e andarsene dribblando abilmente la barriera antitaccheggio. Non la ferma, si limita ad annotare i titoli sottratti, sperando che lei torni per una delle letture di poesia che organizza con i suoi soci, tutti ferventi bibliofili. Presto la potenziale nemica diventa la sua ossessione sentimentale: le parla, la segue, la bacia dopo una perquisizione tra gli scaffali, consenziente e carica di valenze erotiche. Nonostante cerchi di ricostruirne la personalità attraverso il catalogo delle sue scelte come lettrice, sulla vita della sfuggente Severina scopre poco: abita in una pensione con quello che sembra l'anziano padre, il quale legge con lei tutti i libri prelevati nelle librerie e paga il conto quando i proprietari lo reclamano. Tra le pagine dell'esistenza di Severina si cela un mistero. 

Mi sono presa una boccata di aria fresca con un libro che non ha nulla a che vedere con il fantasy, ma che mi ha intrigato subito per la storia. Si intitola "Severina", e, come dice l'astuta quarta di copertina, "E' la storia romantica dell'amore di un libraio per una ladra di libri". Peccato che la storia di romantico abbia davvero poco, che il lettore non sia affascinato nè dal protagonista maschile che di fatto racconta la vicenda- un libraio disincatato, che, nonostante lo sbandieri, non sembra davvero affascinato dai libri o dalle storie che raccontano - nè dalla sua comprimaria donna - la "musa" che diventa l'ago della bilancia del libraio che per lei decide di vendere la sua quota della libreria e dedicarsi a un'esistenza errante contrassegnata dai furti di libri per lei.
Il libro prometteva bene, con un inizio vivace, ma la semplicità della trama e della scrittura - periodi brevi, poche riflessioni, poche aggettivazioni... - mi hanno lasciato davvero poco.
C'erano degli spunti bellissimi a livello narrativo, la teoria ad esempio che stava dietro alle ragioni per cui Ana Severina rubava i libri; la figura di Blanco, lo zio-padre ossessionato dai libri; il rapporto tra il protagonista e un collega libraio marocchino... Ma che sono rimasti solo abbozzati. 
Il romanzo ha diverse parti fumose, rallentate, che aggiungono poco alla trama - ad esempio tutta la vicenda della pensione Carlos, il trasferimento del libraio... - e altre che invece sarebbero dovute essere approfondite. E i dialoghi sono spesso freddi e inconcludenti.
Serviva più poesia, più colore, più emozione.
Salverei due scene di "Severina": quella in cui il protagonista libraio perquisisce la ladra, dietro sua accettazione -una scena che ha una tensione narrativa ed erotica potente; e la scena in cui viene sepolto Blanco - lo strappo dei capelli di Severina è un'immagine meravigliosa, che occhieggia al realismo magico sudamericano e che giustamente viene ripresa in chiusura di libro.
Quello di Rey Rosa è più un racconto lungo che un romanzo breve, ma sarebbe davvero potuta diventare una Storia con la S maiuscola se fosse stata più lavorata. Ho anche delle perplessità sulla traduzione, perché ogni tanto la lingua "stride", e pecca di freddezza chirurgica. Non so se è un riflesso voluto.

Giudizio da 0 a 5: 3 e mezzo (per la trama).
Consigliato a chi: vuole una lettura poco impegnativa, ama la letteratura sudamericana.
Potresti leggere anche: Donne dagli occhi grandi di Angeles Mastretta.
Curiosità: Bolano incensa l'autore con questa frase: "In Guatemala ci sono una miseria e una violenza da far rizzare i capelli in testa. Nessuno dovrebbe scrivere, dovrebbero essere tutti analfabeti. Eppure ogni trenta o quarant’anni salta fuori uno scrittore straordinario: Miguel Ángel Asturias, Arturo Monterroso, Rodrigo Rey Rosa".

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