martedì 23 ottobre 2012

LA CORSA DELLE ONDE di Maggie Stiefvater

Succede ogni autunno, sull'isola di Thisby. Dalle gelide acque dell'oceano si spingono a riva i cavalli d'acqua, creature affascinanti e crudeli che gli abitanti catturano per montarli nella Corsa dello Scorpione. Il vincitore guadagnerà fama e denaro, i meno fortunati incontreranno la morte. Ma qualcosa cambia quando alla gara si iscrive Kate Connolly, capelli rossi e tempra di ferro. Kate è determinata a correre con la sua cavalla Dove, sfidando usanze secolari che vogliono solo concorrenti maschi e nessun cavallo ordinario. Certo, non ha molte possibilità contro Scan Kendrick, diciannove anni, il favorito, esperto domatore di cavalli. Nessuno dei due è preparato a ciò che sta per succedere, perché quest'anno la Corsa dello Scorpione non sarà solo questione di gloria e denaro, ma di amore e destino. 

Un'isola selvaggia sferzata dal vento. Due protagonisti nati di fronte all'infinito orizzonte e forgiati nell'inferno che si agita sotto la superficie del mare: duri, audaci, di poche parole. Una storia d'amore delicata e intensa che si muove in punta di piedi sui silenzi, sugli sguardi, su attenzioni rubate. Un elemento soprannaturale che occhieggia al mito e alla poesia, per poi diventare altro.
Questi gli ingredienti del meraviglioso romanzo autoconclusivo La corsa delle onde di Maggie Stiefvater, che avevo già conosciuto con Shiver (primo libro di una saga che non ho continuato a leggere perché un po' troppo adolescenziale) e che mi ha letteralmente incantato. Pagine che rasentano la perfezione (non fosse per i diversi refusi riscontrati), immagini che ti entrano dentro, e una storia semplice ma al contempo originalissima.
Devo dire che la presentazione in quarta di copertina e sulle alette non mi aveva attratta: la descrizione della trama non rende giustizia alla potenza della scrittura. I cavalli poi, al di là di un po' di simpatia, non mi ispiravano. Ma c'è da dire che l'elemento soprannaturale - i capall uisce, cavalli d'acqua -  in questo libro è quasi un superfluo, è tutto il resto che domina, che funziona, ammaliando il lettore, soprattutto l'isola, che sembra palpitare, sussurrare attraverso le pagine, e invitarti a vederla davvero.
Il romanzo della Stiefvater non è il classico Young Adult americano tutto suspense e frivolezza; ha il ritmo e la profondità di un libro complesso, ma la leggiadria e il "portamento" di una commedia francese. E' un libro esotico - per l'ambientazione originale da profondo nord - e volendo anche un po' di formazione - i personaggi crescono con il crescere della marea e si confrontano con sfide che possono cambiare per sempre la loro esistenza. Ed è un fantasy straniante, raffinato, capace di stordirti per la bellezza di una scena o per la cruda emozione di una morte improvvisa. Come un cedro, circondato da una guaina di dolce biancore e poi vivido e sferzante nella sua acidità.
Il finale, unico neo del libro, un po' troppo veloce, è comunque struggente, dolce ed evocativo.
Rimane impresso nella retina del cuore.

Giudizio: 5 senza alcun dubbio.
Consigliato a chi: ama le storie di mare, i fantasy aticipi, le isole selvagge e spazzate dal vento; un romanticismo fatto di silenzi e macigni, gettati nel cuore.
Potresti leggere anche: l'unico paragone che mi viene in mente, per l'uso delle immagini poetiche, è Il circo della notte
Curiosità: il libro originariamente si intitola "La corsa dello Scorpione" (The Scorpio Races) ma la copertina italiana è di gran lunga più bella e particolare. Per chi è curioso, consiglio il sito dell'autrice e soprattutto la sua biografia molto simpatica: http://maggiestiefvater.com/



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