mercoledì 10 agosto 2011

L'ERETICO - Trilogia di Magdeberg


Tenebre. Non esiste altro nella Germania dell'anno Domini 1630. Carestia, morte, pestilenza provocate da una guerra che sembra eterna. Ma nemmeno questo bagno di sangue ferma Reinhardt Heinrich von Dekken, Principe di Turingia, uno dei nobili cattolici più potenti e temuti del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica. Quello di Reinhardt, uomo nel cui passato grava un incubo che rifiuta di dissiparsi, è un disegno di potere destinato a sconfiggere il tempo. Nel perseguirlo, Reinhardt non ha esitazioni. Eppure, come in una profezia dell'Apocalisse, il suo destino è inesorabilmente legato a quello di un guerriero senza nome, enigmatico e letale: un eretico in nero che di Reinhardt sembra l'antitesi assoluta. 

Comiciamo dall'inizio. La scrittura di Alan Altieri mi era già nota, in un certo senso, per averla "assaggiata" in un'antologia simil horror di più di un decennio fa ormai, edita da Mondadori. Il racconto di Altieri, se non erro dedicato a uno spaventapasseri, mi era piaciuto a tal punto da restarmi particolarmente impresso il suo nome. Che poi ho ritrovato prima in un post su internet in cui si annunciava che avrebbe diretto la nuova collana (che però mai ho visto in libreria) "Dark Love" della Mondadori e poi sugli scaffali della libreria dove cappeggiava con un libro Tea in edizione economica che ha attirato la mia attenzione: "L'eretico" appunto, della Trilogia di Magdeburg. Come al solito prima di acquistarlo mi sono letta tutti gli apparati e quasi tutta la prima pagina. Ero indecisa: la scrittura mi sembrava ottima, l'ambientazione mi intrigava (da sempre sono un'appassionata del periodo della Guerra dei Trent'anni.) ma una frase in copertina a mo' di strillo che richiamava il romanzo storico mi inquietava non poco. Non amo infatti il genere e temevo potesse esserlo.

Veniamo ora al libro. La scrittura di Altieri in "L'eretico" è curata e molto aggettivata, ha insomma un po' di fronzoli ma assolutamente "in linea" stilisticamente con le atmosfere e il periodo che descrive: cupo, gotico, violento. Come se avesse scritto nei caratteri gotici tedeschi per intenderci. Ci sono dei momenti - soprattutto legati all'azione - che mi sono piaciuti moltissimo, pieni di tensione, con un uso particolare del dialogo che non accoglie mai battute banali. Si potrebbe quasi dire che anzi, i dialoghi a volte siano troppo alti visto il contesto in cui si trovano (azione cruenta di battaglia con pezzi di corpo e fluidi che schizzano di qua e di là) ma forse proprio da questo contrasto, nasce il fascino delle frasi lapidarie, mistiche, filosofiche dette dal protagonista, Wulfar, l'Eretico, sorta di mistico combattente che tutto sa attorno al quale aleggia un'aura plumbea ma pulsante di vibrazioni...
Per contro... nonostante quei bellissimi momenti di azione scritti veramente con un ottimo ritmo che tiene bene il tempo e la suspense, il resto del libro è lento, rallentato soprattutto da intermezzi storici pallosissimi (che consiglio di saltare se volete leggerlo: troppi re, discendenze, battaglie su battaglie di cui si perde subito il conto e non si riesce a tener memoria) e, cosa ancora più grave, è troppo "preparatorio". Capisco che sia il primo di una trilogia, ma bisogna dare un po' di succo, regalare qualcosa ai lettori. Qui invece la storia è fin troppo semplice e si capisce subito, e al lettore non viene molta voglia di continuare. Ricorda un po', questo libro di Altieri, un altro testo (a cui sono certa l'autore sarebbe felice di essere accostato) ambientato però in tutt'altra epoca. Sto parlando de "L'ultimo cavaliere" di Stephen King. Le similitudini sono da vedere nel protagonista - in entrambi i casi forte, ben caratterizzato e con un dialogo ben curato e particolare; nell'atmosfera cupa e deserta ai confini del mondo; nell'essere anche questo un libro "sospeso". Però - e qui spero Altieri non me ne vorrà, nel caso (molto remoto credo) in cui leggesse questa recensione -, S.K. è "il Re" per un motivo, e, nonostante la serie della Torre Nera sia un po' ostica e difficile (e sicuramente, a livello commerciale, poco venduta), il racconto viaggia in modo MOLTO più fluido.
Insomma: se ci fosse stato un bravo editor, uno di quelli che fa lavorare gli autori, che non si limita a pubblicare per intero ciò che consegnano solo per pigrizia o per velocizzare i tempi, gli avrebbe fatto mettere mano al testo innanzitutto sforbiciandolo un po', e poi cercando di mettere in luce ancora di più i suoi (molti) vantaggi. Peccato, maledizione. Forse gli altri sono migliori?
Solo una cosa e poi chiudo qui. Prima parlavo dell'aggetivazione e del lessico, molto curati e "gotici" in qualche modo. Però Alan - lasciami passare il TU, siamo in un blog - non PUOI scrivere tante volte che "la pietra, il terrazzino" ecc. ecc. "è vaiolata/o da licheni (muffe ecc.)". Il verbo "vaiolare" è troppo particolare e originale (peraltro mi piace molto, nel modo in cui l'hai usato) per ripeterlo più di una/due volte!

Genere: romanzo gotico, romanzo storico
Voto (da 1 a 5): 2/3
Consigliato a chi: a chi non si perde d'animo se un libro è un po' impegnativo, a chi piacciono molto i momenti di combattimento a colpi di spada, a chi piace il periodo della riforma di Lutero e dell'inquisizione
Curiosità: fino a giugno scorso Altieri era anche il direttore delle collana da edicola Mondadori "Urania, Segretissimo, I Gialli". Seconda curiosità: su IBS ci sono ben 43 recensioni e il voto medio assegnato a questo libro è molto vicino al massimo (5), ovvero 4,8. Che dire? Ognuno la pensa al suo modo. Certo è che sicuramente il libro ha avuto un buon giro (per avere così tante recensioni) e forse i miei appunti non sono condivisibili da tutti. Terza e ultima curiosità: il libro è uscito nel 2005 per Corbaccio (che milita nello stesso gruppo di TEA) e questa era la copertina originale, più bella e suggestiva del tascabile.

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