venerdì 16 marzo 2012

The Giver di Lois Lowry

Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando... 

Un mio collega mi ha passato via mail una lunga discussione sui distopici dove si elogiava The Giver di Lois Lowry, che non avevo mai letto. Recentemente ripubblicato il libro ha visto la luce del sole nel 1993, è il primo di una trilogia, che la Giunti ha da poco finito di dare alle stampe nella collana Young Adult (il terzo volume, Il messaggero, è uscito proprio in questi primi mesi). L'autrice, statunitense, ha pubblicato una trentina di libri in America, tra cui molti best-seller. The Giver è considerato uno dei baluardi del genere distopico. Come il libro di Beatrice Masini, Bambini nel bosco, pur essendo un'opera per ragazzi è godibile anche da un pubblico adulto, in grado forse ancora meglio di comprenderne il valore simbolico.

The Giver è asciutto, diretto, fresco. Un romanzo che si legge in una sera - davvero breve - in cui si dipinge un mondo angosciante, dove l'Uniformità in favore di una vita più sicura e serena ha azzerato ogni forma di individualità, dove non è possibile scegliere, sentire, provare... Tutto è preciso e codificato, controllato. Gli animali, i colori, la musica, le colline (!) non fanno più parte della vita. Tutto è grigio, piatto, incolore, la morte è chiamata "Congedo", l'Amore è ritenuto una parola troppo vaga e lontana dal quotidiano (le famiglie vengono formate ad hoc, con figli assegnati, i rapporti sessuali sono banditi e frenati da opportune pillole "anestetizzanti") e alle persone è stata azzerata la memoria, tanto che nessuno ormai vive il senso di colpa o ha esperienza di cosa c'era prima.

Come accade sempre nei distopici però, c'è qualcuno che vuole ribellarsi a questa situazione. Si tratta di Jonas, un ragazzino di appena 12 anni, a cui è appena stato assegnato il suo ruolo in questa Comunità: sarà il nuovo Accoglitore, ovvero colui che terrà il peso delle memorie al posto degli altri, che conserverà i ricordi di ciò che è stato per alimentare la saggezza e la capacità di decidere in caso di problemi o di imprevisti.
Ma Jonas e il vecchio Accoglitore instaurano un rapporto strano che li porterà a decidere di sovvertire le regole e cercare di seminare idee e azioni per un cambiamento. Il seguito non ve lo racconto.
Il libro mi ha convinta comunque a metà: meravigliosa la costruzione del mondo distopico, ricca e interessante, ma debole la trama, che forse prenderà corpo nei libri successivi.
Il protagonista non è molto ben delineato e non mi ha coinvolto a sufficienza per decidere di leggere i prossimi. Quindi penso mi fermerò qui. Una discreta lettura, un mondo pazzesco.


Giudizio sul libro da 0 a 5: 3 e mezzo.
Consigliato a chi: ama i distopici, i romanzi facili, che scivolano bene, di poche pagine. E non si formalizza se il protagonista ha 12 anni.
Curiosità: il libro è uscito nel 1995 per la collana Super Junior di Mondadori con il titolo "Il mondo di Jonas".

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